|
Mio Dio cosa sono diventato,
mi alzo la mattina e vedo uno sfigato,
faccio colazione 3 biscotti, latte scremato,
mi lavo, mi vesto, sono già sudato,
e zoppicando arrivo al portone,
agitato, costipato, piove, alluvione,
allora apro un grande ombrello,
ma è bucato, la pioggia è fitta,
mi faccio male, abito bagnato,
quindi faccio un fischio, arriva la mia slitta,
trainata da un solo desiderio coltivato.
Faccio in fretta, sono già in ritardo,
il mio capo urla, strilla, ruggito da leopardo,
mi inginocchio, mi guarda come un dio,
ma volto lo sguardo, faccio finta di non esser io
lì davanti al gran colosso, ma non riesco,
sembro un cane con in bocca un osso,
poi mi sveglio dallo stato comatoso, esco,
vado via, saluto tutti, davanti a lei divento rosso,
faccio il matto, mi vergogno, mi dimetto,
tanto sono andato, mica muoio,
forse non ci riesco, sono sporco di rossetto,
un bacio e rinasco, lo prometto.
Basta dir cazzate, devo tentare il colpo giusto,
faccio un po’ di movimento, divento più robusto,
mi ripiglio, mi risveglio, faccio un salto,
mi controllo, sono un bravo fidanzato,
cresco bene e vengo ringraziato.
Mi dispiace per tutto il male, quello fatto,
sono stato un gran idiota, un disgraziato.
Ma nel mio cuore ho firmato un patto,
quello sacro dell’amore, voglio vita,
quella bella, giusta, mai pentita,
voglio tirare fuori il vecchio orgoglio,
spolverarlo tutto per il meglio
farmi scudo col suo petto,
per darmi il tempo di capire.
Ormai vedo la luce, lo so ci sono.
Sento la gran voglia di uscire,
sento un pacato e distinto suono,
rinato ancora, non per soffrire,
ma per ridare speranza e capire,
il mio ruolo di preciso quale sia,
se sono in torto e se la ragione è dalla mia
|